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Biram ha vinto tre premi Internazionali e il prossimo 21 giugno correrà all’elezioni Presidenziali in Mauritania. Non l'ha scelto lui, l'abbiamo voluto noi difensori dei diritti e della libertà. Oggi sei socia e fondatrice della Sezione Italiana dell’IRA Mauritania. Di cosa si occupa la sezione e quali obiettivi intende raggiungere?
L'IRA Mauritania è nata lì ma ha aperto diverse Sezioni in Occidente e negli Stati Uniti d'America. Oggi l'Ufficio Italiano di IRA Mauritania, da me creato insieme ad altri concittadini attivi nel Terzo Settore e attivisti dei diritti umani, ha un Presidente Mauritano pur non essendoci tanti mauritani in Italia; io ne sono Vice Presidente. Il Bureau fa innanzitutto opera di sensibilizzazione, estremamente necessaria dal momento che in Europa, e soprattutto in Italia, s’ignora completamente il fatto che oggi si possa nascere ancora schiavi. Non siamo tanti ma abbiamo molto coraggio e riusciamo nel nostro intento di denuncia di un fenomeno orribile come quello che l'IRA Mauritania di Biram combatte nel mondo. Puntiamo a "scomparire" quanto prima, nel senso che speriamo che a breve non ci sia più bisogno di chi, qui o altrove, lavori per l'abolizione della schiavitù. Intanto continuiamo a seguire le azioni di pace e libertà che i tanti ragazzi e ragazze, uomini e donne, bambini e anche persone avanti con l'età, portano avanti rischiando ogni giorno la propria vita.
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