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Yacoub, come attivista per i diritti umani in Mauritania, hai fondato il Comitato Pace dell’IRA. Puoi parlarci del tuo impegno tra Italia ed Africa?
Prima di Biram e dell'IRA in Mauritania nessuno aveva osato parlare di diritti umani violati né tantomeno di lotta alla schiavitù. Prima di Biram, ai neri di Mauritania, maggioranza schiacciante, non era permesso praticamente nulla che avesse a che fare con la democrazia. Non era dato nemmeno sapere cosa fossero i diritti umani e come fare per farli rispettare. Noi giovani sognavamo che qualcuno potesse guidarci verso un modo pacifico, alla scoperta della libertà.
La Mauritania aveva e ha bisogno di Biram Abeid e di questo movimento di pace che da speranza non solo alle vittime della schiavitù per discendenza matriarcale (e le donne da noi fanno ancora molti figli), ma anche ai tanti giusti che cercano giustizia senza fare la guerra.
L'unione fa la forza! Noi attivisti dell'IRA Mauritania stiamo dimostrando proprio questo senza mezzi materiali, senza alcun finanziamento ma solo con la voglia di agire per il nostro bene comune perché la libertà è davvero tale se sono tutt* a disporne. Ecco cos'è il nostro Movimento, ecco come ha funzionato il Comitato di pace dell'IRA che ho creato con altri giovani amici attivisti con me sin dall'inizio. Ora sono in Italia ma continuo a lavorare per la Libertà seppur con metodologie diverse che sperimento da tre mesi. Assieme alla mia compagna d’azione oltre che moglie, Ivana Dama, ho diversi progetti per continuare a lottare nel nome dell'amore che ci ha fatto incontrare in Africa e che ci tiene uniti sempre.
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